Citta’ di Como:Palio del Baradello

Passai l’inverno a Lodi godendomi quello freddo e scarno dei Milanesi. Nel marzo successivo, vennero a me tutti i consoli e si inginocchiarono giurandomi la resa della città.

Dissi loro che volevo un altro giuramento: dovevano ubbidire solo a me ed ai miei legati.Tre giorni piu’ tardi tornarono con trecento cavalieri e rinnovarono il giuramento deponendo ai miei piedi tutte le loro spade, le chiavi della città e trentasei bandiere del comune.

Ordinai che venissero tutti. Così fu.

Seduto su un magnifico trono, abbagliato dal luccichio di alabarde e spade sguainate, assistetti a quella lunga processione.

Dopo i consoli seguivano i nobili, poi mille fanti e i comandanti dei luoghi soggetti al comune con novantaquattro bandiere, poi i cittadini dei tre quartieri della città, il carroccio e infine il resto della popolazione con il palio recante l’immagine di S.Ambrogio; e tutti avevano la corda al collo, una croce in mano e il capo cosparso di cenere in segno di pentimento perché avevano alzato le armi contro di me.

Il Carroccio abbasso’ tre volte il suo albero in segno di riverenza, venne spogliato degli ornamenti e il suo gonfalone ammainato ai miei piedi

– Se avessi voluto far giustizia avrei dovuto uccidere tutti, ma, essendo il mio animo propenso alla generosità, concedo a tutti il dono della vita. – con queste parole seppero la mia volonta’

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Federico I Hohenstaufen detto il Barbarossa- resa di Milano 1162)

(tratto da Il luccio della Comacina- Core)

 

Ogni anno a settembre, la mia Citta’, dedica una decina di giorni in giochi e feste al Barbarossa e alla sua inossidabile alleanza con Como .Giochi che terminano con la sfilata storica nel centro cittadino.

Quest anno l ho seguita tutta con la piccola peste Fuji xe2 e un pugno di ottiche Nikon manuali. Ecco qui una selezione

cavaliere

damigelle a cavallo

falco

falconiere

sbandieratori

sbandieratori

cortigiani

cortigiani

bue

bue

elmo

armigero

lanciere

lanciere

Lasciatemi dire un po’ dai, son Comasco da generazioni e un po’ quel grande attrito con Milano ti rimane sempre un po’ dentro.  Como, non si e’ mai piegata al dominio milanese e questo lo ritengo un pregio. Chi non si sottomette alla forza e alla volonta’ altrui e cerca di mantenere la propria identita’ e’ solo da apprezzare.

Forse per questa testardaggine e anche per vendetta dopo aver bruciato e saccheggiato la citta’ di Milano, l Alleanza milanese, dopo la famosa battaglia di Legnano che sanci’ la sconfitta del Barbarossa e Como, fece strage di Comaschi, gli unici a non esser fatti prigioneri, ma giustiziati inermi.

Per ricordo,tempo fa ,ho dedicato queste righe in rima

Lasciatemi dira,dai, Sun Cumasc

SI VA

  • Giunger da Como è corta via

nemmen tempo di razziar

Gonfio il petto e nostalgia

di facce care strenuo pensar

  • Tutto è lindo come virtute

mai sfiorata da blasfemia

Sguardo al cielo, orecchie acute

Canto di gioiosa goliardia

  • Nel cuore il giusto, il pugno a scacciar fiere

nessun osi dubitare sia Uomo oppur Dio

Che il sangue farà tacere

il torto altrui fuorché il mio.

  • Si va, allegra compagnia

i fior si chinano al passaggio

Giovani anni pronti a buttar via

non si pensa, è appena maggio

SI PUGNA

  • Si corre appresso, sembran pochi

lupi sulla preda, un immenso grido

Il tempo è gravido, lontani i giochi

La vittoria è ciò di che confido

  • Fuggon via, paion già dentro Milano

Codardi! Neanche pugnano

Federico stizzisce un po’ lontano

quelle gesta alquanto indignano

  • Come tuono di tempesta

Improvviso e alquanto duro

Lance e scudi ch’ è fatica muover testa

in quel nulla s’è parato un grosso muro

  • Grido un senso di impotenza

che speranza ormai lontana

Acciaio, sangue, tanta incoscienza

Alberto è in campo, suona triste la campana

SI LACRIMA

  • Abbracciato da lamenti

corpi da sembrar fascine al vento

A fatica ritrovare conoscenti

Cavalli in agonia, galoppo piu’ non sento

  • Afferro un respiro che mai vorrei muoia

Il corpo una poltiglia

Di sangue intriso peggio di un boia

La mia vita, un battito di ciglia

  • L’ orizzonte si muove appena

S’ agguanta l’ultima forza

Lasciar nei passi quella pena

Altri si risparmiano, a noi la vita si smorza

  • Non si è piu’, ne veder il grano

Ne di casa ritrovar la via

Ne di aiuto agitar la mano

Gli altri han lasciato, son già tutti a Pavia

capitani

capitano

bambinaabbeveratrice

abbeveratrice

carro

carro d assedio

coppiareale

nobile

sbandieratore

sbandieratore

tiroallafune

tiro alla fune

bimbafloreale

piccola fioraia

La risata di Federico I risuona piena ed invadente, il primo raggio da Est desta l’ancor assonnata città murata e i suoi spiriti svaniscono veloci.

Scappano giu’ dal Baradello a S.Abbondio, spaventati al richiamo di Alessandro III ,attraversano di botto Porta Torre, impazzano dentro le strette vie a spazzolar le foglie, a percuotere imposte sulle mura, urlano con il vento fino al lago e in un vortice, via, verso la Punta di Pizzo ad aspettar la prossima nebbia.

(tratto da Il luccio della Comacina- Core)

CORTOMB1Como:Porta Torre,ingresso Città Murata.