Ma cos’e ‘ una foto?

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Ma cosa e’ una foto?
Sicuramente non e’ una cosa assolutamente tecnica.
Sicuramente e’ una cosa altamente emotiva che affonda radici solide dentro l anima,cosi’ emotiva che e’ naturale regalare parole come delicato contorno.
La fotografia che ,dal greco, significa “scrivere con la luce” e’ davvero un arte e , a mio parere,il vero inventore e’ il Michelangelo Merisi ,meglio conosciuto come Caravaggio. Osservate i suoi dipinti e capirete da soli perché. Lui non scriveva ,ma dipingeva la luce
Per spiegarlo meglio partiro’ un po’ da lontano.  Io adoro la pittura, figuratevi che un giorno di aprile anni 70, decisi, nella scapigliatura di una giovinezza dirompente, di andare al Louvre. Si avete capito bene´, al Louvre di Parigi in carne ed ossa,anzi in pietra e legno.
Leonardo ,il grande Leonardo chiamava.
Detto fatto,con due soldi in tasca,dopo aver evitato una tempesta di scapaccioni paterni,ero gia’ sul treno per la Francia. Senza sapere dove e come, l’importante era partire , a tutti i costi. Evito di dilungarmi sulle vicissitudini, anche se ci sarebbe molto da raccontare e divertirsi: quelli erano tempi magici. Sono entrato al Louvre quasi senza respiro. Quell’immenso palazzo gia’ ti scompiglia dal di fuori. Solo a pensare alla quantita’ di meravigliose opere ,in parte donate,in parte trafugate, ti sale una specie di nodo che quasi ti impedisce di parlare.
Leonardo,Raffaello,Mantegna,Beato Angelico,Monet,Renoir,Cezanne e una miriade di altre opere.
Beh che centra?
Centra. Quando sono giunto davanti alla Monna Lisa, tutto e’ caduto giu’.Un sipario di sensazioni. Lo sguardo,quello sguardo. Dovete provarci di persona a sostenerlo per un po’, dal vivo.
gioc
E’ un terribile affare
Questa e’ una foto, per me.
Non mi importa quello che si cela negli angoli del quadro,i dettagli sullo sfondo. Cio’ che mi ha rapito l anima e’ quello sguardo, e quello rimane,quasi per sempre. Ogni tanto riaffiorera’ e il desiderio di rivederlo sara’ sempre uguale alla prima volta.
Questa e’ una foto.
Un frammento di anima di un altra persona ,riesce a ferire la tua.Non e’ bella perché e’ perfetta ,e’ stupenda perché ha generato una emozione fortissima nel vederla proprio come quella frustata decisa e calda che ti assale quando ti innamori.
Cerchero’ ora di spiegare anche come riuscire a catturare una foto cosi’.Per spiegarlo ,mi allontanero’ ,a volte ,dal nostro tempo.
Dovremmo essere dalle parti di Dovrefjell, pare cosi’. E’ un immensa portata di verde ed aria ,lassu’ , nella terra vichinga. Cammino quasi aggrappato alla mia fedele nikon. Non quelle migliori delle ultime generazioni di chip e circuiti dorati, ma quelle che le puoi usare anche per piantare chiodi nel legno e poi ti guardano come per dirti:”allora,amico,vogliamo combinare qualcosa di buono oggi ?”
E la mia FT nera come la notte, con quella lancetta che balbetta l esposizione durante le gelate e che ti costringe ad aver studiato un po’ le regolette canoniche,per portare a caso un buon scatto. Gia’ non c’e’ il meraviglioso LCD da 3 pollici HD, dove scatti,osservi e butti alla bisogna, qui c’e’ da pensarci un po’ che la FP4 si consuma in fretta .
Sono qui, dentro un improbabile pastrano color verde marcio,ad aspettare Loro:
I Berserker.
Fantasie,Dicerie,Pazzie? Eppure NO,ci sono,ci sono sempre stati e sempre ci saranno.
Non sono uomini ne animali,sono una simbiosi di tutto. Sono ospiti primari della Natura tutta e sono da Lei coccolati alla follia ,sino a nominarli “motu proprio” custodi ultimi e perenni.
Li devo cogliere ,questo e’ un mio desiderio.Non tanto per mostrare ad altri ,ma per avere quella trasposizione di una leggenda,di un sogno,di un incubo,tutto per me. Da osservare e rivoltare come un calzino,quando ne sentiro’ il bisogno,proprio come lo sguardo di Monna Lisa.
Dovrefjell e’ la patria del Bue muschiato ,e’ un confine tra la Norvegia del Nord e del Sud. Si respirano sospiri e sussurri d’altri tempi,a saperli cogliere.
Non ci vuole poi tanto,bisogna crederci e basta .
Li aspetto da due giorni dentro i miei scarponcini umidi,quanto mai non ho preso quelli in Goretex. Ma chiassenefrega, il Goretex non appartiene al tempo e’ figlio di un processo pressante e tecnologico,tutta roba che non ha niente a che vedere con Loro.
Possono passare giorni,mesi interi e di Loro nessun respiro. L importante e’ crederci ed io ci credo,fermamente.
Cosa metto il 50? oppure il 105? magari il 200?
Il 50? Sbruffone,credi di avvicinarti cosi’ tanto?
Io voglio quello sguardo,anche appena mosso,ma lo voglio. Deciso,mettero il 105,il mio preferito per ritratti. Il 200 schiaccia un po’ e il 50 ti costringe ad avvicinarti troppo,non resta naturale il soggetto,poi.
Fa un bel freddo oggi ,te lo spiega bene quella brezza gelida che arriva da Nord. Come un animale selvatico mi sono messo sottovento,narici aperte , per riuscire a cogliere con anticipo la Loro presenza. Un fruscio mi rapisce sulla destra, un eccitazione sale rapida ad accarezzare adrenalina precoce.
Ma e’ un cervo.
Bene,montiamo il 200 e ci proviamo,se non si accorge ci proviamo. Fatto,adesso sto puntando lo stigmometro proprio sugli occhi del maestoso animale. Non si e’ nemmeno mosso, continua a sradicare famelico ciuffi di erba fresca.
Il medio e’ pronto allo scatto quando,improvvisa come la morte, un essenza pesante e cruda scava le mie narici con dinamica forza. E’ un miscuglio di sudore,sangue rappresso,muschio e corteccia. Una sensazione mai provata: misteriosa e terribile allo stesso momento.
Istintivamente giro la testa verso quella direzione e qualcosa si muove vorticosamente ,lassu’,a non piu’ di 800 metri,proprio vicino ad una madida roccia.
Rami e arbusti si spezzano in sequenza ,ma ancora non riesco a vedere niente. Una presenza si,la avverto maledettamente. Il cervo scompare in un lampo ,lui forse sa meglio di me.
Quel vortice si avvicina ,punta diritto verso me. Quella cosa o quella presenza si e’ gia’ accorta di me.
Cerco riparo dietro un incrocio di tronchi abbattuti dal vento e aspetto, l ottica appoggiata su un ramo a forcella. Non mi frega un cazzo di quello che e’ ,voglio lo scatto. Non mi frega anche se spero sia un Berserker, ancora una decina di metri e le sterpaglie diraderanno in un prato in contropendenza, allora si, allora potro’ vederlo e tentare un long shot. Ragazzi che tirata mi sta salendo, l’adrenalina stessa ricerca dell’altra adrenalina per se stessa. Venti, dieci metri ancora. L’occhio mi balza dal mirino al campo intero, non si sa mai cambi direzione all ultimo.
Un urlo da svegliare il Walhalla intero e mi appare fisso ed intenso sul limitare del bosco. Si e’ fermato deciso,quasi ad aver paura del campo aperto.Lo vedo,lo inquadro,tolgo lo sguardo dal mirino e lo punto a vista,a rispettosa vista.
Il suo viso e’ contorto e ricoperto da licheni, felci e frammenti di corteccia. I capelli quasi scompaiono in un groviglio attorcigliato,lunghi e pendenti su un collo forte come quello di uno yak. E’ quasi nudo,solo una parvenza di pelliccia ,forse di orso,lo avvolge . Niente stivali ne sandali,a piedi nudi. Fermo e resto fermo anche io,immobile e quasi pietrificato,la nikon come abbandonata sul tronco. Le braccia sono un intreccio poderoso di muscoli e la scure brandita nella mano destra e’ davvero enorme. Ma come diavolo fara’ a portarla cosi’ agilmente e di corsa poi.
Attimi che sembrano secoli. Nessuno dei due si muove.
Improvviso il vento si getta con forza dentro il canalone della montagna quasi a prendere uno slancio ulteriore. Cosi e’. Crudele, una sferzata gelida mi aggredisce senza scampo disperdendo aghi di ghiaccio sulla pelle.
Eccolo! Deciso e inarrestabile si getta come un ossesso verso valle,verso di me ,cazzo!
Ora li vedo quegli occhi appena socchiusi dal vento.Vedo il suo sguardo accecato da un Dio,da un Istinto. La scure gocciola un liquido scuro. Ma e’ sangue!
Sento l’ ansimare della corsa e la frenesia della caccia. I Berserker non avevano nessuna priorita’,tutto cio’ che si parava dinnanzi andava distrutto,squartato,mutilato,ucciso.Qualsiasi essenza.
Vedo tutto quello in un secondo e sento le grida di terrore dei Sassoni davanti a quella furia.Grida senza speranza,anche loro sapevano dei Berserker.
Vedo Braccia e gambe divelte come fuscelli,sangue a fiotti, e quello sguardo sempre uguale,freddo ,deciso,duro come la tempra,senza emozioni.
Adesso e’ molto vicino, 70 metri forse,mi irrigidisco anche io. Come un guerriero Sassone sto lasciando ogni speranza ,e’ inutile sperare contro un uragano. Mi aggrappo a qualcosa per resistere,tutti ci si aggrappa a qualcosa prima di morire:una preghiera,un padre,una moglie,un Dio.
E’ finita. Sento gia le prime acide gocce di quel sudore schizzarmi quasi sul viso.
Improvvisa una voce solida si allunga come una ancora:
“Scatta maledetto,scatta”
Afferro come un automa la nikon e senza badare a regolazioni ,click,premo deciso il pulsante di scatto.Il rumore della tendina metallica dell otturatore e’ come il tocco del bastone di Merlino.
Tutto scompare di incanto.:Il berserker,il vento,il freddo,la paura.
Rimango solo e frastornato con la nikon che mi scivola quasi di mano.Mi ritrovo nella mia camera oscura con la solita baldanzosa fretta di vedere.

knock

Ecco ,sta apparendo dal bagno di sviluppo. La lascio un attimo e poi la appendo al filo con la pinzetta. Accendo la luce normale e la osservo meglio.
E lui, ce l ho fatta. La foto e’ un pochino mossa, uno stop giu’,non c era tutto quel tempo per ragionare.Alcuni dettagli si sono persi ,ma gli occhi no.
Quello sguardo e’ rimasto appeso a me ,proprio come quello di Monna Lisa.
Ma cos’e’ una foto?
Questa e’ una foto,per me.

 

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